LA CULTURA DELL'ABITARE

di Paolo Dell'Elce

Quando e come è nata l’idea di casa, la sua evoluzione nel tempo, la nuova percezione che ne abbiamo oggi e l’idea di come sarà domani. Riconsiderando i suoi spazi, reali ed iconici, oltre al suo stesso ruolo nella vita delle persone.

Yurt
La Iurta è un’abitazione tipica del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Questi rifugi ingegnosi e flessibili a pianta circolare rispondono perfettamente alle esigenze di vita nomade di quei popoli: hanno infatti il vantaggio di poter essere smontate, spostate e assemblate in tempi relativamente brevi. Sin dall’antichità sono costituite da uno scheletro di legno e da una copertura di tappeti di feltro di lana di pecora. Le dimensioni e l’aspetto non sono fissi ma dipendono dal popolo che le adotta.

Abitazione Masai
I Masai utilizzano ancora le tecniche costruttive della preistoria. Le loro abitazioni, a pianta circolare, sono costruite con materiali facilmente reperibili in natura come torba, sterco, rami, fogliame, pelle.

Machu Picchu
E' il miglior esempio conservato di architettura Inca. Gli edifici sono principalmente a pianta rettangolare, senza muri interni e fatti di pietre semilavorate cementate con malta.

Trullo
Tradizionale capanna in pietra a secco pugliese con tetto conico. Tipico della Puglia centro-meridionale, era adibito ad abitazione per gli agricoltori o usato come rifugio temporaneo nelle campagne.

Esempio di casa moderna, modello che si sviluppa nel secondo dopoguerra parallelamente alla nascita della società moderna. Si afferma l’idea di abitazione come la conosciamo noi oggi, dotata di ogni comodità e comfort.

Un esempio di casa moderna progettata da un architetto genovese nel 1972, 
che prende ispirazione dalla preistorica caverna con le pareti in roccia.

 L’immagine di un salotto di un’abitazione degli Anni ’50. 
La zona da pranzo, divisa dal salotto, si trova dietro.

Il recente scenario di emergenza sanitaria ha costretto la maggior parte di noi a trascorrere un periodo prolungato nelle proprie abitazioni, vivendo questi spazi con maggiore intensità rispetto alla consuetudine, svolgendovi anche delle attività che generalmente hanno luogo in altri contesti. Questa esperienza ci invita a una riflessione sul significato reale della casa, luogo di protezione e intimità, uno spazio abitato che trascende lo spazio geometrico e la dimensione architettonica. 
La casa è il centro del nostro universo, la nostra culla, il luogo dove tutto ha inizio. Il suo ruolo nelle nostre vite si estende ben oltre la mera funzione di riparo, essa rappresenta, insieme alla famiglia, un punto di riferimento costante nella vita dell’uomo e conferisce un seppure illusorio senso di stabilità. Il filosofo francese Gaston Bachelard (1884–1962) ha dedicato una grande parte della sua ricerca all’individuazione dell’origine della poesia e, assieme ad alcuni temi fondamentali come la vita, la morte, la natura e l’amore, individua lo spazio abitato come oggetto del suo studio. Nella sua celebre opera La Poetica dello Spazio lo studioso descrive la casa come elemento di integrazione per i pensieri, i sogni e i ricordi dell’uomo, il luogo che protegge il sognatore e fornisce un riparo alla rêverie, al fantasticare. Bachelard sostiene che la nostra nozione di casa è al contempo un insieme di memoria e sogno, che il ricordo della casa natale rimanga sempre fisicamente dentro di noi ed abbia inciso in noi il diagramma delle di-verse funzioni di abitare. Tutte le altre case per il filosofo non sono che variazioni di questa “casa in-dimenticabile”. Questo legame in-dissolubile ricorre spesso nell’arte e nella letteratura, un recente esempio particolarmente significativo può essere considerato Roma, film del 2018 diretto da Alfonso Cuaron, dove la famiglia e la casa dell’infanzia del regista fanno da sfondo ad un romanzo popolare ambientato negli Anni ’70 a Città del Messico. All’opposto di questo profondo le-game radicato nell’inconscio Bachelard pone la casa sognata, la casa dell’avvenire, finale, che con-densa tutte le nostre aspirazioni abitative, dalle idee di comfort e benessere della società in cui viviamo all’idea romantica di intimità e solitudine della capanna. La casa si manifesta a noi attraverso la sua dimensione fisica, abitiamo la sua forma. Anche questa è ricca di simboli e miti, richiama le forme abitative che troviamo in natura o le immagini dei rifugi primitivi, che proteggo-no dalle ostilità del mondo ester-no. Per comprenderne appieno il significato e aumentare la nostra consapevolezza del ruolo dell’abitazione nella vita degli uomini, può essere interessante ripercorrerne brevemente la sua evoluzione. 
Le prime forme di riparo utilizzate dall’uomo primitivo sono di tipo naturale, come la chioma degli alberi e le cavità nella roccia. In mancanza della disponibilità di questi ripari venivano utilizzate delle semplici strutture composte da pelli sostenute da pali in legno, che andavano a formare un tipo primordiale di tenda. Sono numerosi gli esempi dove l’uomo interviene alterando il paesaggio naturale, ricavando per sottrazione delle abitazioni all’interno del-la roccia. Alcuni degli esempi più significativi di queste abitazioni sono gli insediamenti definiti Camini delle fate, in Cappadocia, nell’Anatolia centrale in Turchia, uno spettacolare paesaggio di tufo eroso dove ha origine l’impero Ittita. Questo tipo di abitazione e le sue caratteristiche di durezza e sicurezza rimandano immediatamente al guscio del mondo animale, che Bachelard analizza approfonditamente nel suo lavoro e descrive come «un’immagine iniziale… appartenente all’indistruttibile bazar delle antichità dell’immaginazione umana». La caverna e le sue pareti in roccia accompagneranno e rimarranno a lungo dei riferimenti per l’uomo anche quando questo edificherà strutture indipendenti, utilizzando pareti perimetrali in pietra, pensiamo ad esempio alla straordinaria architettura Inca o ai Trulli della costa adriatica Italiana. Alcune abitazioni utilizzate ancora oggi dalle popolazioni autoctone africane come Dogon, Masai, ci suggeriscono la conformazione e le tecniche costruttive di molti degli edifici della preistoria. Questi sono frequentemente realizzati con materiali come torba, sterco, rami, fogliame, pelle e sono solitamente geometricamente caratterizzati da una pianta circolare, un tetto spiovente e internamente da schermi separatori tra le zone dedicate alle donne, agli uomini ed eventualmente al bestiame. 

Esso viene ampiamente utilizzato nell’antico Egitto e nell’architettura medio-orientale e trova grande espressione nelle costruzioni delle popolazioni indigene degli Stati Uniti del Sud-Ovest, dell’America Centrale e delle Ande. Queste costruzioni, realizzate con risorse facilmente reperibili in natura, rappresentano i primi passi che l’uomo compie nella definizione di un proprio spazio abitativo e ci restituiscono chiaramente i connotati fondamentali della casa. 
Judith Flanders, nel suo libro The Making of Home, mostra come il riparo evolva e diventi una “casa”, ripercorrendo cinque secoli di evoluzione dell’abitare e descrivendo i diversi modi in cui gli spazi vengono vissuti nelle varie culture e latitudini. L’autrice guida il lettore attraverso documenti e testimonianze provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti che raccontano la vita domestica e i costumi dal XXVII secolo ad oggi, mostrando alcuni curiosi dettagli, come ad esempio che in passato i mobili fossero generalmente posizionati nella zona perimetrale dei locali della casa, ad eccezione dell’Inghilterra, dove erano posizionati al centro per favorire l’interazione e la socialità tra gli individui. Interessante notare come, sempre in Inghilterra, i letti si trovassero nel soggiorno e fossero considerati mobili pubblici, prima di divenire mobili intimi posizionati in spazi privati, o ancora come le tende fossero il segno di una famiglia ordinata in Germania e venissero invece evitate nell’Olanda calvinista per mostrare i propri beni, simbolo della benevolenza divina. Dopo millenni di evoluzione tecnologica e architettonica con l’avvento della seconda rivoluzione industriale nel XIX secolo e con l’introduzione dell’acciaio, dell’elettricità, del petrolio e dei prodotti chimici assistiamo ad una totale ridefinizione della vita dell’uomo. La società moderna comincia a prendere forma e con essa la casa come la conosciamo oggi. Si potrebbe affermare che l’abitazione ideale presente nell’immaginario collettivo nasca dopo il secondo conflitto mondiale, in un momento di grande prosperità economica e fiducia nel progresso. In questo contesto di benessere, assieme alla cultura del consumo, si diffonde l’immagine di una casa dotata di ogni comfort, per rendere agevole e organizzata la vita quotidiana. Un modello quindi nato in un momento storico distante oltre mezzo secolo, caratterizzato da dinamiche sociali ed economiche estremamente lontane dalla contemporaneità, che ritroviamo ancora oggi presente nelle aspirazioni abitative della maggior parte degli uomini del nostro tempo.
Il modello abitativo moderno è stato ampiamente messo in discussione ed analizzato da alcuni dei più grandi intellettuali della nostra epoca. J.G. Ballard nel suo Il condominio (High Rise, 1975), racconta con acuta lucidità e sintesi l’alienazione e il disagio della vita in un grattacielo, che dovrebbe offrire ai propri occupanti tutto ciò di cui necessitano e invece risveglia in essi odio e violenza, portandoli a regredire ad uno stato primitivo. Anche i materiali e le tecnologie su cui si fondano i principi dell’architettura moderna tradizionale hanno ampiamente dimostrato di non essere sostenibili, così come il modello di società basato sulla crescita illimitata della produzione di beni materiali e dei consumi. Nonostante questa consapevolezza, la nostra idea di benessere sembra invariata, continuiamo a vivere come in una costante amnesia. Alcuni timidi segnali di cambiamento dimostrano la volontà di una parte della società di vivere utilizzando meno risorse e, allo stesso tempo, godere dei vantaggi offerti dalle tecnologie e da una società interconnessa: il caso letterario Goodbye Things di Fumio Sasaki ne è un chiaro esempio e può stimolare riflessioni sul tema.
Forse la casa può costituire il luogo ideale dove soffermarci per riconsiderare le nostre priorità e focalizzarci sui nostri reali bisogni, può ispirare nuovi comportamenti e rappresentare il punto di partenza da cui possano diffondersi nuovi possibili scenari di vita, capaci di garantire un futuro alle generazioni che verranno.