PROGETTARE UN SECOLO

In un secolo di storia, la biografia di Borio Mangiarotti ha incrociato le carriere dei progettisti che hanno disegnato la Milano moderna e contemporanea. Attraverso sodalizi duraturi o collaborazioni puntuali, l’impresa si è confrontata con le tipologie, i programmi e gli stili architettonici che si sono via via affermati in una città spesso all’avanguardia della disciplina. Così ha contribuito alla realizzazione di alcuni riconosciuti “capolavori” dell’architettura milanese: dal Palazzo Civita di Gigiotti Zanini (1933–1934) alla Chiesa dei SS. Giovanni Battista e Paolo di Figini Pollini (1964).

Anni ’20

Gigiotti Zanini

Pittore e architetto di origini trentine, Gigiotti Zanini non è il più conosciuto né il più prolifico tra i progettisti attivi a Mila-no tra le due guerre, ma le sue opere hanno ormai trovato un posto stabile, e meritato, nelle storie dell’architettura del XX secolo. Dagli edifici di Zanini, come da quelli coevi di Giu-seppe De Finetti e Giovanni Muzio, traspare la volontà di “ri-torno all’ordine” fatta propria dal movimento Novecentista, a cui erano tutti vicini. L’impaginato “ordinato” delle facciate di Zanini s’ispira alla tradizione dell’architettura classica, i cui stilemi, decontestualizzati e semplificati, sono assembla-ti secondo sequenze inedite sulla superficie dei prospetti. È soprattutto la coerenza di questo linguaggio ad accomunare tra di loro due edifici residenziali altrimenti molto diversi per localizzazione, committenza e scelte materiche come la Casa economica in via Pellegrino Rossi (1927) e il Palazzo Civita in piazza Duse (1933–1934). Sono due degli episodi più noti del periodo novecentista dell’architettura milanese che, sep-pur breve e definitivamente archiviato ben prima dello scop-pio della Seconda guerra mondiale, riesce a connotare in ma-niera duratura il paesaggio urbano del capoluogo lombardo.

Anni ’30

Giuseppe De Finetti

L’Hotel Touring in via Tarchetti (1923–1926), la Casa della Meridiana in via Marchiondi (1924–1925) e la Casa in via San Calimero (1929–1930) sono i più conosciuti dei non moltissimi edifici realizzati da Giuseppe De Finetti a Milano nei decenni compresi tra le due guerre mondiali. A discapito del-le poche volumetrie costruite, però, De Finetti occupa una posizione centrale nel dibattito sull’architettura e l’urbanistica milanese dell’epoca. Nel 1927, partecipa con un gruppo di colleghi (tra i quali Giovanni Muzio e Gio Ponti) al con-corso per il Piano Regolatore di Milano. La proposta Forma urbis Mediolani, pur scartata dalla giuria, risulta ancora oggi attuale nei suoi principi fondamentali: la lettura della città in relazione con il suo territorio; il rifiuto di una modalità di crescita radiocentrica; la ricerca di un’alternativa, almeno parziale, ai molti sventramenti paventati per il centro stori-co in un momento di forte crescita urbana. Questi ed altri temi s’incrociano nei moltissimi scritti di De Finetti su Milano, che nel 1969 sono stati raccolti nella colossale antologia  Milano: costruzione di una città, a cura di Giovanni Cislaghi, Mara De Benedetti e Pier Giorgio Marabelli.

Anni ’40

Studio Ing. Giuseppe Casalis

Le opere milanesi più conosciute di Pietro Lingeri sono quel-le realizzate nel periodo tra le due guerre in associazione con Giuseppe Terragni (1904–1943), tra i principali esponenti del razionalismo italiano. In particolare, nel corso degli Anni ’30 il duo costruisce una serie di edifici di abitazione, tra cui le Case Ghiringhelli, Toninello, Lavezzari e soprattutto la celebre Casa Rustici in corso Sempione (1933–1935), che stupisce per l’inusuale trattamento della facciata su strada, come superficie permeabile definita da una sequenza di balconate a ponte. Sciolto il sodalizio con Terragni, che muore nel 1943, nell’immediato Dopoguerra Lingeri progetta con Giuseppe Casalis, Sandro Tibaldi e Umberto Busca il nuovo Palazzo per uffici De Angeli Frua in via Paleocapa, i cui cantieri si avviano già nel 1947. Si tratta di uno dei primi edifici terziari della Milano postbellica. La costruzione del complesso segue un iter molto sfortunato, che comporta un sostanziale ridimensionamento della proposta iniziale e la prosecuzione del cantiere per quasi vent’anni, fino al suo completamento nel 1966. D’altra parte, il suo interesse sul piano costruttivo e la sua qualità architettonica sono tali che nel 1954 Piero Bottoni decide d’includerlo, pur allo stato di sola struttura incompiu-ta, nella sua celebre Antologia di edifici moderni di Milano. Lingeri prosegue la sua carriera fino all’inizio degli Anni ’60, realizzando molti edifici di abitazione borghesi nei quartieri centrali di Milano, e partecipando in parallelo a numerose operazioni del piano INA Casa.

Anni ’50

Giovanni Muzio

Progettista prolifico quanto potente, Giovanni Muzio attraversa da protagonista almeno sessant’anni di architettura milanese. Rappresentante di spicco del movimento novecentista tra gli Anni ’20 e ’30, nei decenni successivi è in grado di aggiornare in maniera convincente il proprio repertorio linguistico, restando sempre fedele ad una visione di fondo della modernità basata sul dialogo con la tradizione. Tra i molti incarichi ricevuti (dal Palazzo dell’Arte, inaugurato nel 1935, al Monastero dell’Angelicum, del 1939–1942, fino alla Torre Turati in piazza della Repubblica, terminata nel 1968) spiccano, per la loro estensione e monumentalità, i tanti isolati residenziali. La Ca’ Brutta in via Turati (1919–1922), le Case Bonaiti e Malugani in piazza della Repubblica (1935–1936) e l’isolato INA in via Andrea Doria (1964–1967) s’inseriscono in un percorso ininterrotto e coerente di ricerca tipologica, che vuole definire un compromesso positivo tra le esigenze di densità dettate dalla promozione immobiliare e la necessaria qualità degli spazi privati e pubblici della città.

Anni '60

Luigi Figini
Gino Pollini

Luigi Figini e Gino Pollini sono tra i capifila del Movimento Moderno italiano. Nel 1926 partecipano alla formazione del Gruppo 7, un collettivo di altrettanti architetti che s’impegna in un processo d’importazione e di traduzione critica delle istanze del razionalismo europeo, e in particolare del pensiero di Le Corbusier. Le pressioni crescenti del regime fascista, sempre più diffidente verso le posizioni avanguardistiche del gruppo, ne determinano lo scioglimento prematuro dopo un solo lustro. Figini e Pollini proseguono la loro attività da progettisti, in particolare nel capoluogo lombardo. Si deve a loro, ad esempio, il Palazzo per abitazioni ed uffici in via Broletto (1947–1948), saggio audace e sensibile d’inserimento di un’opera moderna in pieno centro storico. Già alla metà degli Anni ’50, e più intensamente nel decennio successivo, Figini e Pollini si avvicinano ad un linguaggio ed a scelte materiche più propriamente brutaliste: testimoniano questa svolta, ad esempio, l’Edificio per albergo ed abitazioni in Largo Augusto (1961–1965) e la Chiesa dei SS. Giovanni Battista e Paolo alla Bovisa (1964).

Anni ’70

Maria Rosa Zibetti Ribaldone

Poco o nulla è stato scritto sull’opera di Maria Rosa Zibetti Ribaldone, architetta lombarda ancora attiva con lo studio che guida a Gallarate insieme al figlio Stefano Ribaldone. Della sua produzione è stata per il momento riscoperta solo la piccola quanto spettacolare chiesa di San Paolo Apostolo (1968–1973, con Benvenuto Villa), alla periferia della cittadina del Varesotto. Gli spazi dell’aula sacra e delle sue pertinenze sono definiti attraverso la giustapposizione e l’intersezione di gusci morbidamente ricurvi di cemento a vista. In questo caso, l’approccio plastico all’oggetto architettonico avvicina la ricerca di Zibetti Ribaldone a quella di altri progettisti atipici nel panorama della tarda modernità italiana, da Mario Galvagni (1928–2020) a Vittorio Giorgini (1926–2010) a Carlo Moretti (1931), ma anche ad un maestro ricono-sciuto come Giovanni Michelucci (1891–1990). Al contrario, nel quartiere “Le Azalee” (1978–1980), sempre a Gallarate, geometrie rigorose e spoglie, d’ispirazione brutalista, connotano un intervento interessante soprattutto per la ricerca sulla singola unità abitativa, sull’ottimizzazione e la qualità dei suoi spazi.

Anni ’80

Studio associato 
G. Bentivoglio e 
G. Brighi

Lo studio associato di Giancarlo Bentivoglio e Guido Brighi, con sede a Milano, si occupa della realizzazione d’interni per residenze, uffici e negozi, oltre che di progettazione archi-tettonica. Il loro progetto più noto è l’edificio residenziale completato in via Arena all’inizio degli Anni ’90. Nel contesto delicato del quartiere di Porta Ticinese, il complesso si segnala per l’interessante soluzione delle finestre ad angolo, schermate da persiane a pacchetto in legno, oltre che per la complessiva eleganza nella composizione dei volumi. Bentivoglio e Brighi proseguono la tradizione architettonica tipicamente milanese del condominio borghese, con un’opera in cui risuonano echi dei migliori progetti di maestri del ’900 come Vico Magistretti (1920–2006), Angelo Mangiarotti (1921–2012) e Bruno Morassutti (1920–2008).

Anni ’90

Arch. Guido Veneziani
Studio EKOS

Tra gli Anni ’50 e ’60, Guido Veneziani collabora con un maestro dell’architettura milanese come Vico Magistretti per uno dei suoi migliori progetti, la Casa in via Leopardi. 
Successivamente fonda lo Studio EKOS, attivo a Milano negli Anni ’80. Tra le principali realizzazioni di quel decennio, spicca il Mercato ittico e floricolo in via Cesare Lombroso (1989–1992), rappresentativo del linguaggio architettonico postmoderno tipico dell’epoca.

Anni 2000

Studio Anna Giorgi and Partners

Anna Giorgi and Partners è lo studio fondato da Anna Giorgi e Andrea Beretti, con sede a Milano, città nella quale ha realizzato la maggior parte dei suoi incarichi. L’intervento più visibile e prestigioso, per la posizione strategica e la qualità del contesto, è certamente la realizzazione del parcheggio sotterraneo e la riqualificazione dello spazio pubblico in piazza Sant’Ambrogio (2013). Anna Giorgi and Partners, inoltre, ha collaborato con Antonio Citterio e Patricia Viel per la costruzione dell’imponente complesso residenziale in via Lomazzo (2011) dominato da un volume a torre, arretra-to e ruotato rispetto al suo basamento allineato alla cortina storica della via. Tra i progetti dello studio si contano anche l’edificio per abitazioni in via Cefalù, al quartiere Gallaratese, e numerose ristrutturazioni di immobili di prestigio nel centro storico di Milano, da Foro Bonaparte a via De Togni.

Anni 2010

Sonia Calzoni, Calzoni Architetti

Attivo a Milano da tre decenni, Calzoni Architetti, lo studio di progettazione fondato da Sonia Calzoni, ha dato un contributo notevole alla costruzione del paesaggio della città contemporanea. Al suo attivo ha un portfolio di realizzazioni molto variegato per scala e programma. Negli anni, Calzoni Architetti si è occupato di allestimenti, ad esempio per la mostra Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura alla Triennale di Milano (2018, a cura di Michele Nastasi) e di progetti d’interni, tra cui la “Soglia Magica” all’ingresso del terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa (2010, con Pierluigi Nicolin) ed il padiglione Cova Garden nel cortile della storica pasticceria Cova (2019), ma l’attività dello studio si è concentrata soprattutto alla scala dell’edificio. L’“Arsenale” in via Tortona (2010), riconversione ed ampliamento di un capannone esistente, è tra le sue realizzazioni più iconiche e più riuscite. Più recentemente Calzoni Architetti ha completato il centro “The Hub” per la Comunità Nuova-Don Gino Rigoldi in via Parri (2013–2016). Oggi sono nel team che ha vinto il concorso per il restauro delle Torri dell’Eur a Roma.