IL PAESAGGIO SVELATO

Testo e immagini di Urban Reports

Il racconto fotografico come strumento culturale per sviluppare conoscenza e nutrire nuovi immaginari.

Urban Reports è un collettivo che riunisce fotografi e ricercatori e utilizza il racconto fotografico come strumento culturale a supporto di una riflessione sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo.

 Opera, Milano Sud
Foto: Isabella Sassi Farías

Bruzzano, Parco Nord - Milano 
Foto: Isabella Sassi Farías

Le forme della città, Opera - Milano Sud
Foto: Isabella Sassi Farías

Cormano, Milano Nord
Foto: Isabella Sassi Farías

Nuove lottizzazioni ad alta densità abitativa, Ningbo - Cina
Foto: Alessandro Guida

Lungo le frange di transizione sul limite della città, Shanghai - Cina
Foto: Alessandro Guida

Sguardo sulla città dal limite nord, Bedrijventerrein Schieveen, Rotterdam - Paesi Bassi 
Foto: Alessandro Guida

Nesselande, una delle più recenti espansioni della città di Rotterdam sul limite nord-est Paesi Bassi
Foto: Alessandro Guida

New Territories - Hong Kong
Foto: Alessandro Guida

Che cos’è il paesaggio? In che modo possiamo parlarne? E forse, più in
generale, siamo ancora capaci di guardare il mondo per capire chi siamo?

Lei: «Che cosa vogliono che faccia coi miei occhi? Cosa devo guardare?»
E lui: «Lei dice “cosa devo guardare”. Io dico: come devo vivere?
È la stessa cosa».  (Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni)

Testo di Viviana Rubbio

Il paesaggio è il frutto della stratificazione di storie, culture, memorie, segni e modi di vivere ed agire sul territorio attraverso il tempo. Il geografo Eugenio Turri concepiva il paesaggio come teatro, sottintendendo che l’uomo e la società si comportano nei confronti del territorio in cui vivono in duplice modo: come attori che trasformano, in senso ecologico, l’ambiente di vita, imprimendovi il segno della propria azione, e come spettatori che sanno guardare e capire il senso del loro operare sul territorio. Un approccio che in-tende “paesaggio” il risultato di un processo culturale, un modo di guardare, un’immagine costruita e nutrita collettivamente, «un’esperienza visiva» (cit. Frits Gierstberg, 1998).
Condividendo appieno questo pensiero, il nostro collettivo è nato per esplorare e documentare le trasformazioni del paesaggio contemporaneo attraverso progetti di natura interdisciplinare. La fotografia per tornare a guarda-re i luoghi e prendersene cura, per svelarne i caratteri e le forme nello spazio. Il nostro sguardo, attraverso la lente della camera, seleziona e registra i cambiamenti, decompone e ricompone gli elementi del contesto, attribuendo ad essi nuovi significati. La fotografia quindi per introdurre un nuovo livello di analisi e accogliere nuovi punti di vista; un potente mezzo di comunicazione delle mutazioni territoriali in grado di nutrire nuovi immaginari e produrre nuove narrazioni capaci di dialogare con una grande varietà di attori, quali i professionisti e gli “addetti ai lavori”, gli attori locali e le istituzioni, ma anche un pubblico più vasto, quali i cittadini e le comunità. Il cammino e l’ascolto sono due perni del nostro metodo di lavoro: esplorare i territori attraversandoli con il corpo, calpestandone e percorrendone gli spazi, e farne un’esperienza diretta, accompagnati dalle parole e dai racconti di chi li abita, a parti-re dall’analisi lenta e silenziosa della fotografia documentaria.
In un’epoca di rapidi cambiamenti in cui i riferimenti culturali, socio-economici e spaziali sono in continua ridefinizione, il paesaggio subisce trasformazioni quanto mai profonde: sono l’accelerazione dei processi di urbanizzazione, una crescente distanza sociale ed economica tra centro e periferia, tra mondo urbano e mondo rurale, una maggiore complessità dei sistemi territoriali e la nascita di nuove forme di governance. A questo si aggiunge la sfida urgente posta dal cambiamento climatico e dai massicci fenomeni migratori, non ultima, la crisi sanitaria globale che ha investito l’Europa in questo difficile 2020, e che rimette in discussione i sistemi del lavoro, dei trasporti e della mobilità, delle connessioni e delle relazioni sociali. Sono tutti fattori che contribuiscono a cambiare l’identità dei nostri paesaggi determinando una ridefinizione dinamica del loro immaginario collettivo. 

Questa condizione è particolarmente evidente nelle aree periurbane, in quei territori di transizione, dove la relazione urbano-rurale è soggetta a forti dinamiche di cambiamento. Prima di agire per decidere il futuro orientamento di un territorio, è opportuno considerare il modo in cui il paesaggio viene modificato, scoprendo quali sono gli elementi essenziali che costruiscono la sua identità e quali altri possono variare nel tempo. La fotografia documentaria, imponendo un tempo e uno spazio di posa, ci obbliga a soffermare lo sguardo sulle cose per riflettere sull’immagine che il paesaggio proietta su di noi. Il racconto fotografico, sviluppato in forma collettiva, aggiunge un ulteriore elemento di complessità e ricchezza, permettendoci di confrontare i nostri sguardi sul mondo ed organizzarli in una nuova sintesi visiva. 
Da questa riflessione nasce il nostro primo lavoro di indagine sui paesaggi contemporanei. Di respiro europeo, Report from the egde of the city (2017) è un progetto che indaga i limiti politico-amministrativi della città in relazione al suo reale “confine”: quello spazio di transizione, indefinito, spesso non pianificato, che separa la città dal suo intorno. Alle volte è campagna, altre è di nuovo città. Si tratta spesso di aree suburbane, in cui è molto labile il confine tra urbanità diffusa e ruralità urbanizzata, territori post-industriali, grandi svincoli infrastrutturali, o vaste aree agricole su cui si preparano nuove espansioni urbane.
Al centro del racconto che proponiamo in queste pagine ci sono i margini comunali di alcune capitali europee: tra queste Milano, messa a confronto con Madrid e Rotterdam. Il confine amministrativo di queste città è uno spazio liquido che spesso esiste solo più formalmente, e sta mutando radicalmente sotto la pressione di sistemi di governance territoriale di carattere metropolitano, che travalicano i confini geografici fino ad 
ora conosciuti rendendoli desueti, e le cui sfide riguardano la riappropriazione collettiva e l’inclusione di spazi fino ad oggi etichettati come “periferici”.
Il progetto racconta un paesaggio inconsueto e lontano dall’immaginario di queste capitali: svela territori sospesi nel tempo, terreni agricoli, grandi vie di percorrenza, spazi incerti, e “paesaggi inconsci” come li chiamavano i surrealisti: interstizi, vuoti della cultura e del territorio, luoghi deumanizzati che scandiscono la progressiva urbanizzazione dello spazio. Proprio per il loro carattere marginale (in termini spaziali) e mutevole (in termini di destinazione d’uso), questi luoghi tendono ad assomigliarsi, quasi a confondersi. La riconoscibilità del luogo viene meno ed emerge la condizione contingente. Paesaggi di transizione tra dimensione rurale e città che avanza, ma che parlano in eguale misura di Milano, Rotterdam e Madrid, cosi come di realtà più lontane (Hong Kong, Seoul, Shanghai, Ningbo), benché su altre scale e con altre densità.
Sul filo di questo confronto, e partendo da uno spaccato visivo sulle mutazioni della dimensione sociale e spaziale dei territori ai margini, il nostro sguardo si apre sul mondo, esplorando e raccontando complessità territoriali anche molto diverse tra loro, per una riflessione necessaria ed urgente sui paesaggi contemporanei.